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ROMANCE PARK

Benvenute a Romance Park, il luogo dove ogni scrittrice ha la possibilità di presentare i propri lavori al pubblico!


L'estratto di questa settimana si intitola "AMOREVOLI INCOMPRENSIONI", e il nick della sua autrice è YARA. ATTENZIONE, si tratta di nomi di fantasia, che usiamo solo per distinguere i vari estratti tra di loro: il nome dell'autrice non è questo, ed il titolo finale del libro sarà diverso.

Vi ricordiamo le REGOLE DI ROMANCE PARK ( potrete trovare maggiori dettagli qui: http://romancebooks.splinder.com/post/20213710  ) :
-- sia le lettrici che le bloggers potranno votare l'estratto con un punteggio da 1 a 10, e naturalmente commentarlo;
-- se la scrittrice lo desidera (non è obbligatorio), può rispondere ai commenti e alle domande – ma lo farà sempre usando il nick;
-- tra una settimana esatta, chiuderemo il sondaggio, e la scrittrice scoprirà che voto le è stato dato dal pubblico.
-- IMPORTANTE: la scrittrice non rivelerà la propria identità a nessuno, né prima, né durante, né dopo il sondaggio. Le bloggers che hanno collaborato con lei alla preparazione del post (cioè Naan e MarchRose) faranno altrettanto, sia nei confronti delle altre bloggers che delle lettrici, e per correttezza si asterranno dal commentare.

 

AMOREVOLI INCOMPRENSIONI
di Yara
Tutti i diritti letterari di quest’opera sono di esclusiva proprietà dell’autore.

 

Solito sabato sera in discoteca con gli amici per Antonella. Lei ancora non sa che quella non sarà una serata come tante altre, no. Un incontro. Un'intesa speciale. Moro, sexy e sopratutto alla moda, Marco sembra perfetto per lei.
Purtroppo la strada verso il vero amore è lunga e tortuosa, piena di liti ed incomprensioni.
Nella scena che vi presento, potete assistere proprio alla prima  riappacificazione dei due innamorati (se di rappacificazione si può parlare!!) dopo una litigata colossale.
Spero che leggerla vi diverta quanto ha divertito me scriverla.
Buona lettura!
 

Sul momento non ci aveva prestato attenzione, ma, alzato lo sguardo, si accorse che tutte le persone che si erano fermate ad impicciarsi della sua telefonata erano rimaste ferme a guardarla. Le più educate fingevano di non prestarle attenzione, anche se fallivano miseramente. Le altre la guardavano e addirittura ridevano. Osavano ridere di lei. Come si permettevano? Fissò un paio di ragazzi, i cui sguardi erano più insistenti degli altri e chiese “Che avete da fissare? Lo spettacolo è finito.”
“Già, un vero peccato.” Le rispose sfacciatamente quello più a sinistra dei due. “Era divertente.”
Era alto, biondo e senza molta barba. Un tipo scipito, insomma. Vero è che i biondi, tranne rari casi come Brad Pitt, erano tutti insulsi, ma questo, oltre ad essere possessore di un aspetto fisico mediocre, era addirittura un misero moccioso, poteva avere a stento vent’anni. Di certo un essere con ancora il latte alla bocca non aveva il diritto di restare ad ascoltarla, figurarsi rivolgerle la parola. Era suo diritto rimetterlo al suo posto, anzi era un vero e proprio dovere civico, doveva insegnargli a rispettare le persone più grandi e più interessanti di lui. “La prossima volta impicciati degli affari tuoi.” Fece una pausa per la drammaticità e disse. “Guardandoti bene, forse dovrei aggiungere ‘sempre che tu abbia una vita sociale’.” Aveva iniettato quanto più disprezzo possibile nell’ultima frase.
Il ragazzo, tuttavia, aveva rifiutato di farsi provocare. “In confronto alla tua, sono sicuro che la mia vita sia terribilmente noiosa.” Le aveva ammiccato, poi aveva aggiunto “Spiegami, che cos’è successo con il tuo ragazzo? Perché immagino parlassi con il tuo ragazzo.”
“E cosa te lo dico a fare? Voialtri uomini fate sempre comunella tra di voi.” Aveva ribattuto Antonella, acida. Era sempre così, due maschi sconosciuti presenteranno sempre fronte unico contro le donne, al contrario delle donne che coglieranno qualsiasi occasione per farsi dispetti e darsi pugnalate alle spalle.
A questo punto si era intromessa una vecchietta, tutta curva sul bastone. “Dillo a me, allora.” Il suo tono era arcigno e deciso.
Un po’ perché si sentiva morire dalla voglia di sfogarsi ed un po’ per evitare altre storie, Antonella decise di dare delle spiegazioni. “È un mese che lo chiamo e non mi risponde mai al primo squillo, come faceva prima. Abbiamo preso cento volte appuntamento e ogni volta ha rimandato, giurando che era l’ultima. Mi dice che resta a casa quando io so che è per strada. Preferisce la partita a me…”
Ormai Antonella continuava spedita, quando fu interrotta da una voce maschile che diceva “Vabbè, ma quello è ovvio. La partita è la partita.”
La cosa la fece imbestialire. “Ecco, un altro uomo inutile. Tutta la vostra razza è senza speranze, siete egoisti, squallidi e non siete nemmeno capaci di nasconderlo. Se dipendesse solo da voi, la razza umana sarebbe estinta. E mano male, perché sarebbe una razza inutile.” Aveva rivolto gli occhi sul malcapitato, furente e l’aveva fulminato, prima che questi potesse risponderle. Poi aveva continuato. “Ecco, bravo, non dire nulla, tu sei uguale a quello, sei una sfortuna d’uomo da conoscere e frequentare. E tu ti vesti anche male. Marco almeno si sa vestire, tu invece sei trasandato e sciatto. Ci scommetto che stamattina non ti sei nemmeno pettinato.”
“Come ti permetti?”
“Mi permetto perché sto solo dicendo quello che vedo. Hai una maglietta scolorita, vecchia, larga e talmente fuori moda che non riesco proprio a capire quale negozio possa averla venduta, seppure non l’hai avuta in beneficenza.”
“Ma me l’hanno regalata gli amici.” Si era difeso d’istinto il ragazzo.
“Di certo ti vogliono male. Marco una cosa simile non se la metterebbe nemmeno morto. Lui non riesce a passare davanti a uno specchio senza sistemarsi i capelli ed anche in inverno va in giro senza pullover per mostrare il suo fisico virile. Almeno un lato positivo lo ha, lui. È attento al suo aspetto. Tu nemmeno quello.” Si fermò per un secondo a prendere fiato, poi continuò la sua tirata. “In ogni caso non ce l’ho con te. Tu tormenterai qualcun’altra. Io ce l’ho con quell’egocentrico, menefreghista del mio quasi ragazzo. È uno sporco maschilista, un presuntuoso, un bugiardo, o meglio un pessimo bugiardo il che è peggio ed è anche un mammone. E dire che ha più di trent’anni, ma è ancora attaccato alle sottane della madre. Se non cucina lei lui resta digiuno. È un incapace…”
“..Ed è anche dietro di te.” Concluse una voce ben nota alle sue spalle.
Antonella si interruppe all’istante. Oddio, Marco non poteva essere già lì, non poteva averla sentita. Si girò, mentre continuava a ripetersi che si era sbagliata, che di sicuro la voce era di suo fratello o di un amico. Andava bene la voce di chiunque, ma non quella di lui.
Non era lui, non era lui, non…
Non appena posati gli occhi sul proprietario della voce, non potè fare a meno di sospirare internamente, perché, ovviamente era proprio Marco. “Ah..” disse. Poi con un tono decisamente più basso, continuò. “Da quanto sei arrivato?”
“Da abbastanza tempo per sapere di essere un egocentrico menefreghista.”
Non c’era molto altro che potesse fare, a parte sperare di tornar indietro nel tempo, così disse, sfacciata. "Ah, bene, così non devo ripetertelo di nuovo." La sua voce non era affatto esitante, quella era solo una sua impressione. Era nervosa, cosa perfettamente normale visto che era nel mezzo di una lite ed era soddisfatta, anzi, felice addirittura, che Marco l'avesse sentita. Così avrebbe risparmiato la fatica di ripetergli tutto a voce. Sperava solo che lui non se la fosse presa troppo.
“Antonella, dobbiamo proprio litigare stasera?” cercò di chiudere la conversazione Marco.
Antonella rifletté per qualche secondo sul comportamento da tenere, se fossero stati in privato avrebbe di sicuro ceduto. Ma, in pubblico, dopo tutto quello che aveva detto, non poteva perdere la faccia. Proprio no. Era una questione di immagine. Così annuì, “Beh, già che ci siamo, tanto vale continuare.” Lanciò un’occhiataccia a tutta la folla che le si era ammassata intorno. “Vuoi deludere i nostri spettatori?”
A quelle parole tutti gli impiccioni che si erano fermati ad osservare, si scatenarono. C’era chi suggeriva “Sangue, sangue, sangue!” o “Fagli lo strascino!”, mentre altri consigliavano “Mettile la lingua in gola e falla star zitta.”
Marco, Antonella ne era sicura, era già pronto a imbastire una qualche storiella inverosimile, poteva già vederlo con gli occhi della mente mentre spiegava che lei, Antonella, era la sua povera cuginetta instabile di mente e innamorata di lui. Non poteva assolutamente permetterglielo! “E non ti azzardare a raccontare cose strane, come fai sempre!”
Marco spalancò gli occhi “Ma Antonella, cosa intendi dire?” le chiese poi, con aria innocente.
Quando aveva quell’aria da persona degna di fiducia, quello era il momento in cui doveva diffidarne maggiormente. “Lo sai benissimo cosa intendo! Io non sono tua sorella, né tua cugina!”
Marco, serio, annuì. “Ho capito.” Le fece un mezzo sorriso storto. “Forse hai ragione tu. È meglio confessare la verità.” Annuì un paio di volte, girandosi verso le persone, che ormai non facevano nemmeno finta di non essere in ascolto dalla discussione in atto. “Io…” Marco deglutì un paio di volte. “Io ho fatto come volevi.” Nel vedere lo sguardo smarrito di Antonella, le spiegò. “So che sono stato un vigliacco a non farlo prima, ma lo sai quanto è difficile per me.”
“Marco” Antonella lo interruppe bruscamente. “Di cosa stai blaterando?”
“Te lo avevo promesso, no? Le ho chiesto il divorzio.”
“C-COSA?”
“Sì, lo so che non credevi che l’avrei fatto davvero, ormai. Ma io non potevo continuare a vivere con lei, mentre pensavo a te.”
“TU. Tu sei un viscido verme…” Cominciò a urlare Antonella, ma la sua frase fu troncata di netto da Marco che con gesto plateale e sicuro la strinse contro di sé e la baciò, tra le ovazioni della folla.
Antonella non poteva crederci, l’aveva fatto davvero! Anche questa volta l’aveva fatta passare per una poco di buono, e per di più, era successo perfino vicino casa sua. Come aveva potuto dispiacersi, prima, perché Marco aveva sentito le critiche che gli aveva rivolto? Ora desiderava solo pasteggiare con il suo cuore. Ammesso che ne avesse uno, si corresse automaticamente.
Con un gesto repentino, staccò la bocca da quella di lui, mentre si divincolava nella sua stretta. “Come hai potuto fare una cosa simile?” gli chiese. Troppo tardi, Antonella si rese conto che gli aveva fornito un’occasione d’oro. Lei, come Marco ben sapeva, aveva inteso riferirsi alla sua sporca menzogna, ma, ormai nessuno avrebbe più creduto che era una bugia, se pure Marco avesse negato tutto. Avrebbero pensato che negava per proteggere lei, il poveretto.
“Ma tesoro, l’ho fatto per noi due.” Rispose spudorato lui, prima di catturare nuovamente le sue labbra.
Un angolo della mente di Antonella notò che anche nella finzione lui non la stava chiamando amore. Mise a tacere il suo dispiacere e, ancora più irritata, chiuse di scatto di denti. Voleva vendetta!
Pronto, lui rincarò la dose “Ma cara, ti sembra questo il modo di trattare la mia bocca? Una bocca che, da oggi, apparterrà soltanto a te. Come faccio a baciarti se mi strappi via il necessario?” Poi, Antonella ne era sicura, al solo scopo di farla infuriare, aveva detto a voce alta. “È così passionale a letto. Una tigre scatenata!” E aveva ripreso a baciarla.
Mmmm. Come al solito le labbra di lui erano abili e morbide come… come stracchino. Per un attimo Antonella prese seriamente in considerazione l’idea di sottostare al bacio. Era piacevole e il danno era fatto ormai. Tutti erano convinti che lei fosse una rovina famiglie. Ma no, non poteva cedere. Anche Marco non si aspettava che lei gliela desse vinta così facilmente, considerato quanto era forte la stretta con cui la teneva.
Proprio pensare alla sua stretta le dette l’idea giusta: si rilassò e rispose al bacio, divenendo flessuosa tra le braccia di lui, mentre aspettava che si distraesse. E, non appena lui lo fece, allentando i muscoli, lei con uno strappo netto riuscì a liberarsi. “Stavolta hai davvero superato te stesso. Tu sei…”
Ancora una volta, fu interrotta, ma, stranamente, non da Marco. Era la stessa vecchietta impicciona che l’aveva costretta a parlare poco prima. “Eh, no! Non puoi fare questo!!”
“Scusi?” Chiese freddamente Antonella.
“Tu non ti rendi conto di quello che lui sta sacrificando per te. Lui ha lasciato la famiglia, la moglie, i figli…”
“Veramente, non c’erano figli, fortunatamente.” Spiegò Marco. “Non ci sentivamo pronti, mia moglie ed io. Ora capisco che era perché non ci amavamo abbastanza.”
La vecchietta continuò. “Ha tradito una promessa fatta dinnanzi a Dio per te. E tu come lo ricambi? Eh? Come?”
“Veramente io non credo che questi siano affari suoi.”
“È ovvio che ho il diritto di intromettermi quando vedo un così bravo ragazzo che si spreca con una come te!”
“Una come me??” Rispose Antonella, indignata.
“Sì, una come te. Lui.” E la vecchietta indicò con un dito Marco, che aveva indossato la sua espressione più angelica, “è un vero uomo. E merita un qualcosa in più di una poco di buono che vuole solo divertirsi a distruggere matrimoni. Voi giovani d'oggi siete una vergogna.”
“Signora, guardi, c’è un equivoco...” Antonella cercò di dirle con il tono di voce più calmo che le restava, che purtroppo assomigliava a un ruggito. Come poteva restare calma quando una maledetta impicciona credeva di avere il diritto di giudicarla?
Marco, immediatamente, si fece avanti. “Signora, non dica così.” Disse con voce drammatica. “Non la può insultare in questo modo. Cerchi di capirla. La colpa è mia.” Marco si interruppe un momento, poi con tono di profondo rammarico, aggiunse. “Sì, è mia, perché non ho avuto il coraggio di lasciare subito Maria. E abbiamo sofferto tutti per la mia vigliaccheria: Maria, che sapeva che c’era qualcosa che non funzionava nel nostro matrimonio, io e lei.” Rivolse gli occhi su Antonella. “Potrai mai perdonarmi, tesoro?”
Antonella doveva ammetterlo, era un’interpretazione da premio Oscar. Marco aveva sbagliato decisamente carriera, era lui, non suo fratello Rosario, che doveva fare l’attore. Perfino lei era sul punto di credere a quelle farfanterie. E dire che lei sapeva quale fosse la verità. Marco l’aveva raggirata per benino. Ora se non lo avesse perdonato, sarebbe sembrata una perfida strega e lui una povera vittima. Le toccava perdonarlo e mostrarsi magnanima. Poi gliel’avrebbe fatta pagare in privato… sempre se ci fosse riuscita. “Me lo giuri?” Gli chiese. Non poteva essergli da meno. “Stavolta l’hai davvero lasciata?”
“Si te lo giuro.”
“Non ti credo! Dici sempre così, ma poi non lo fai mai!” Non era lui l’unico in grado di improvvisare una scenata. Antonella poteva essere fiera di essere riuscita anche a inserire un lieve tremito nella propria voce.
“Ma stavolta è vero.” Si era difeso lui.
“Giuramelo su tua madre, se vuoi che ci creda!” aveva gridato Antonella. Attaccato com’era alla sua Sacra Progenitrice, non avrebbe mai giurato.
“No, su mamma no!! Posso giurartelo su papà?”
Antonella aveva trattenuto con sforzo la risata che minacciava di scapparle. Le sue previsioni si erano rivelate corrette.“Vedi, allora mi stai mentendo di nuovo!” Si era lamentata.
“No, davvero, sono sincero. Se vuoi la chiamo e te lo faccio dire da lei.” Aveva proposto Marco.
“Da tua madre?”
“Ma no,scema, da Maria”
Lei era stata tentata di prenderlo in parola, giusto per vedere chi avrebbe chiamato. Forse l’assistenza clienti di qualche numero verde. Ma alla fine, la finta telefonata avrebbe solo peggiorato le cose. “Per farmi insultare un altro po’? No grazie!”
“Ma stavolta è vero. L’ho lasciata sul serio. Guarda questa camicia! Me la sono dovuta stirare da solo!”
Antonella guardò la camicia, era priva di una sola piega, ne fissò il colletto, perfettamente rigido, poi guardò Marco dritto negli occhi. “Ho guardato la tua camicia. È stirata bene. E allora? “
“E allora questo prova che l’ho stirata io! Guarda questo colletto.” Così dicendo, mostrò il suddetto collo della camicia. “Lei non me le stira mai come dovrebbe. Non mette mai abbastanza amido.”
Antonella sbatté le palpebre più volte, mentre cercava di spiegarsi perché le sue discussioni con Marco finissero sempre per assumere connotazioni surreali. Da una semplice lite per una mancanza di attenzioni, erano finiti a parlare dei metodi per stirare camicie. Doveva finirla lì. “Vabbè,” Concesse, “diciamo che ti credo per l’ultima volta. Tanto sarà facile averne le prove.”
“Oh, cucciolotta! Sapevo avresti capito!” Marco la riprese tra le braccia, baciandola appassionatamente. Oh, beh, a parte il pubblico, valeva la pena aver fatto una simile discussione per un bacio così coinvolgente. Era così passionale, così rovente, così…
“E questa chi è?” Gridò improvvisamente una voce femminile alle spalle di Antonella. Poteva sentire il corpo di Marco che si irrigidiva sotto le sue mani, teso. Chi mai poteva essere arrivato ora? Marco non era mica sposato davvero.
Marco alzò gli occhi, staccandosi da Antonella. “Ah, Maria….” Disse con tono incerto, mentre faceva un passo insicuro verso la nuova arrivata. Questa era alta, scura di capelli e così magra da sembrare uno scheletro. Era molto più bella Antonella, che almeno aveva qualche forma. Certo, non era Pamela Anderson dopo l’operazione per rifarsi il seno e prima di quella per farselo disfare, ma quantomeno non sembrava anoressica.
“Bastardo!” aveva urlato la nuova arrivata all’indirizzo di Marco. Senza dargli il tempo per riflettere o prepararsi, gli lanciò contro la lattina di coca-cola che aveva in mano. “Sei un bastardo!”
“Maria, non fare così, Maria…” si era difeso Marco. La lattina lo aveva colpito su una spalla e, cosa più grave di tutte, ancora peggiore del dolore dovuto all’urto, era stata che la coca cola era finita sulla sua camicia pulita, macchiandola.
Antonella scosse la testa, quasi rassegnata. La situazione non poteva peggiorare ulteriormente. A ripensarci, poteva. Bastava apparissero sua madre o suo fratello e sarebbe stata la fine. L’avrebbero rinchiusa in casa fino ai suoi sessantasette anni, se era fortunata. Restava ora da capire chi fosse questa Maria. E lei, cose avrebbe dovuto fare, considerata la situazione? Correre a picchiare Maria o insultare Marco? Nell’indecisione rimase ferma ad aspettare lo sviluppo degli eventi. C’era tempo per picchiarlo in seguito.
Maria, subito dopo il lancio, voltò loro le spalle e sparì nella metropolitana. Antonella intorno a sé poteva sentire le persone che mormoravano su questo nuovo risvolto della situazione. Effettivamente, anche lei avrebbe voluto capirne di più. Le sue riflessioni furono interrotte dalla voce di Marco che commentava.
“Ma che cavolo, Maria mi ha sporcato la camicia!”
Quella, rifletté Antonella, era un tipica riflessione da Marco. Prima i vestiti, poi il resto. “Preoccupati piuttosto di spiegarmi chi era quella. Un’altra delle tue amanti?”
Marco negò immediatamente. “No, no. Cosa dici?”
Basta, Antonella ne aveva avuto abbastanza della situazione e di Marco. “Sia quello che sia, io mi sono stufata. Basta! Tra noi è finita!” E, imitando Maria, girò le spalle a Marco per allontanarsi. La sua uscita di scena fu rovinata solo da una voce maschile che chiedeva “Ma quante ne hai?”.
A Marco occorsero solo pochi secondi per riprendersi dallo stupore, per poi dire “Ma Antonella, non è come pensi. Lasciami spiegare…”
Vedendo che Antonella non si fermava e nemmeno rallentava per ascoltare la sua spiegazione, Marco ricorse ad una delle tattiche di convincimento maschili più antiche della storia del mondo: la rincorse e se la caricò sulle spalle, proprio come un sacco di patate.
Antonella tentò di divincolarsi, mentre urlava di lasciarla andare o avrebbe fatto uno sproposito.
Marco la trasportò alla macchina, che fortunatamente era a soli pochi metri di distanza, aprì lo sportello e sistemò Antonella nel sedile. Voltandosi verso la folla aggiunse “Comunque Maria è la sorella di mia moglie, non un’altra amante. Giusto perché vi sia chiaro.”
Prima che Marco richiudesse lo sportello, Antonella fece giusto in tempo a sentire la solita signora commentare “L’avevo detto che c’era una spiegazione. Quello è un ragazzo d’oro.”
Marco nel frattempo girò attorno alla macchina per entrare dal lato guidatore. Non appena si fu seduto, Antonella sbuffò “Ma l’hai sentita quella?”
“La vecchietta? Sì, è simpatica, no?”
“Per niente! È una vecchia strega impicciona.”
“Stasera sei un po’ nervosetta, eh?”
“Tu dici? Chissà, forse la colpa è di un simpaticone che si è spacciato per il mio amante. Ne sai niente tu?”
Marco scosse la testa. “Pensa piuttosto che ho lasciato mia moglie per te.” Le ammiccò, ma Antonella non era in vena di scherzare.
“Senti, il fatto che per colpa tua ho fatto una pessima figura vicino casa mia, non è nemmeno la cosa che più mi irrita. Quello..”
“È perché, ti sei divertita anche tu prima, no?”
Antonella strinse le labbra e allungò le mani per dargli un pizzico sulla coscia più vicina a lei. “No.” Rimase un momento in silenzio, poi aggiunse “Vabbè, forse un pochinino.”
“Visto? Allora ho fatto qualcosa di buono!”
Antonella stava per rilassarsi quando si ricordò improvvisamente della fine della scenata. Maria. “Intendi prima o dopo l’arrivo di Maria?” lo provocò.
Marco si irrigidì. “Guarda Antonella, mi dispiace davvero. Sono mortificato che tu abbia assistito a una scena del genere. Avrei dovuto fermala, suppongo. E’ sempre stato un tipo irruento, ma ….”
“Marco quello che…” cercò di interromperlo lei.
“…addirittura tirare una lattina di coca cola sulla mia camicia pulita. No, non me lo aspettavo proprio…”

 

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