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Home | Angela White: Una Promessa Made in Italy

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Angela White: Una Promessa Made in Italy


Giovanissima, misteriosa, esordiente e soprattutto Italiana.
In occasione dell’uscita del suo romanzo d’esordio Il castello dei sogni, abbiamo pensato di farvi cosa gradita sollevando il velo sull’autrice che al momento scatena ogni sorta d’interrogativo. È giovane, è brava, scrive romance, e come abbiamo detto, è italiana anche se ha scelto di firmarsi con uno pseudonimo.
È con immenso piacere che abbiamo nel nostro salotto Angela White, la nuova autrice de I Romanzi Mondadori.

Angela White metterà in palio una copia autografata di un suo romanzo, che verrà sorteggiata giovedì 10 febbraio come premio tra tutte le lettrici che interverranno. Quindi non dimenticate di firmare i vostri commenti con un nome o un nick, e di tornare a vedere il nome del vincitore. Buona Fortuna!

INTERVISTA by chiaromattino e andreina65

Ciao Angela, grazie di aver risposto al nostro invito. Siamo molto liete di averti tra noi. Immagino tu sappia lo scalpore che ha suscitato la tua videointervista sul blog de I Romanzi Mondadori. Oltre a essere giovanissima, esordisci niente di meno che in una collana prestigiosa come quella Mondadori dedicata al Romance, e questo ci dà un’idea del valore del tuo romanzo.


• Vuoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

Posso dirvi che ancora mi sembra impossibile? Quando ho cominciato a scrivere le prime pagine di quello che sarebbe diventato “Il castello dei sogni”, non coltivavo assolutamente la speranza di arrivare ad essere pubblicata. Scrivevo nei momenti liberi, durante i fine settimana, come passatempo per distrarmi un po’ dal quotidiano. Una volta terminato il romanzo (e già quello per me era stato un gran bel traguardo!) ho pensato che non avevo nulla da perdere nel provare a proporlo a qualche casa editrice. I Romanzi Mondadori si erano mostrati propensi a valutare il lavoro di aspiranti autrici italiane e così ho impacchettato il dattiloscritto e l’ho inviato. Ricevere poi un esito positivo è stata davvero una sorpresa meravigliosa!

• Ma chi è Angela White nella vita di tutti i giorni? Sappiamo che hai scelto uno pseudonimo, tuttavia vorremo sapere qualcosa di più su di te.

Sono una delle tante donne che si alzano presto la mattina per andare a lavorare e tornano a casa la sera. Sono una figlia, una sorella e una zia. Insomma, non c’è davvero molto da dire!

• Come nasce la tua passione per la scrittura? E perché hai scelto proprio il romance? Ti trovi completamente a tuo agio con gli storici, o pensi di sperimentare anche altri generi?

Per me, ma credo che sia così un po’ per tutti, il desiderio di scrivere discende direttamente dall’amore per la lettura, dal piacere di sentirsi raccontare una storia. Scrivere per me significa divertimento, evadere, staccare la spina e il romance è il genere che trovo più in accordo con questi desideri, con le sue emozioni e il fascino di luoghi e epoche lontane, ma sempre accompagnato dalla sicurezza di un irrinunciabile lieto fine. Amo moltissimo gli storici e ci sono tante ambientazioni che mi piacerebbe sperimentare: le ricerche che hanno accompagnato la stesura del romanzo per me hanno fatto parte del divertimento.

• Per la stesura de Il castello dei sogni, ti sei ispirata a qualche avvenimento specifico? Cosa ti ha dato l’idea? Hai parlato di una visione, un sogno…

Quando ho cominciato a scrivere avevo in mente due personaggi, che sono poi diventati i protagonisti del romanzo. A loro sono seguite tante altre figure e immagini, che pian piano si sono legate in un’unica narrazione. Non saprei indicare un momento in particolare… fortunatamente per me le idee si sono incatenate l’una all’altra con relativa facilità.

 


• Quali sono i punti salienti di questa storia che fa pensare alla magia, a una donna forte che arriva ad esigere il rispetto di una promessa di matrimonio?

L’Inghilterra medievale per me è l’Inghilterra dei druidi, dei riti celtici, della magia di Merlino e Morgana. Anche se “Il castello dei sogni” è ambientato in un’epoca successiva, mi sono concessa di inserire alcuni echi di quel tempo. La strega del mio romanzo è una figura sospesa tra razionale e soprannaturale: è una donna di straordinaria sensibilità e sapienza, in un contesto dominato dalla superstizione, oppure… è davvero una strega? Per la mia protagonista ho pensato a una giovane donna dell’epoca, una castellana medievale. Lianne deve essere forte per non farsi travolgere dalle responsabilità di cui è investita in un frangente di grave crisi. Il suo è un mondo dove le donne possono esercitare la forza solo grazie alle armi di un guerriero. Lianne è determinata a sposarsi, con qualcuno che possa garantire protezione alla sua gente.

• Che cosa ci puoi dire del protagonista maschile? Quali sono i suoi punti di forza? Cosa secondo te farà sospirare le lettrici?

Hayden è un uomo con un vissuto personale molto tormentato, che gli ha lasciato dentro delle ombre oscure e delle ferite profonde. Penso che a rappresentarlo meglio sia proprio il suo stemma araldico: un leone dormiente, accompagnato dal monito di non venire mai risvegliato.



• Cosa ha significato per te scrivere questo romanzo, cambierà qualcosa nella tua vita?

Mmm… ho già detto che mi sono divertita moltissimo? Scoprire questa passione, realizzare qualcosa e poi avere tanta fortuna da poterla condividere con altri, per me è un’esperienza bellissima. Che mi auguro possa ripetersi ancora!

• Quali credi siano gli ingredienti indispensabili per la riuscita di un buon romance?

Magari possedere la ricetta magica! Scherzi a parte, parlando soprattutto come lettrice, io penso che gli elementi principali per un buon romance debbano essere tre: un protagonista di cui innamorarsi, un’eroina per cui provare la giusta empatia e un lieto fine che sappia donare la meritata soddisfazione.

• Quali sono i libri che ami?

Escludendo l’horror (mi impressiono facilmente!) i miei libri preferiti appartengono ai generi più vari. A volte un libro può non essermi piaciuto nella sua interezza, ma presentare un personaggio, una sottotrama o un’ambientazione che mi è rimasto nel cuore. Amo molto sia regalare libri che riceverli in dono, perché adoro poi discuterne con chi li ha letti a propria volta e quei confronti finiscono col diventare nella mia “memoria sentimentale” quasi parte integrante della loro lettura.

• Uno sguardo sul tuo futuro, ci racconti qualcosa sui tuoi progetti?

Le idee sono talmente tante che il difficile è disciplinarle e metterle ordinatamente in fila! Ma sicuramente ci saranno ancora romance storici.

• Ed ora prima di salutarti vorremmo chiederti dove le nostre lettrici possono trovarti, hai una email? Un sito web?

La mia email è angela.white@hotmail.it  e se qualche lettrice avesse il desiderio di contattarmi, per me sarà un autentico piacere risponderle. Ringrazio di cuore tutte voi bloggers di Isn’it romantic? per la gentilezza con cui mi avete accolta. E’ stato un vero onore per me poter chiacchierare insieme nel vostro magnifico salotto.



Lui è sempre rimasto in un angolo del suo cuore

Dopo la morte del padre, il signore di Deerstone, Lianne rimane sola al mondo quando sua madre scompare nel nulla. Appena nata, la ragazza era stata promessa in sposa a Hayden, un abile e feroce guerriero che, sopravvissuto in tenera età allo sterminio della propria famiglia, era stato accolto proprio a Deerstone. In cerca di protezione, ora Lianne lo richiama a sé e Hayden non si tira indietro, prende possesso del castello e la sposa. Ma ad attenderlo non sono giorni felici, perché la strada per superare i dolori e le atrocità del passato è ancora lunga e il suo cuore sembra incapace di amare.


ESTRATTO

da IL CASTELLO DEI SOGNI

Prologo
Castello di Deerstone, costa nordorientale inglese
Febbraio 1141
Per volere della castellana il braciere non doveva spegnersi mai.
Il servitore si affrettò a scendere la scalinata, portando con sé la legna secca da ardere. Raggiunto il vestibolo buio, sentì il freddo avvolgerlo come una cappa.
Rabbrividì.
Il fuoco languiva, prossimo a consumarsi.
L’uomo si affaccendò intorno al braciere e presto le fiamme si rianimarono, diffondendo nell’ambiente luce e tepore.
Alla fine sospirò sollevato.
Appena in tempo.
L’ultima cosa che desiderava al mondo era disattendere un ordine della signora.
Si segnò rapido della croce di Cristo. No davvero: non voleva scontentare la strega.
Voltò le spalle a quel luogo tetro, giudicando uno spreco bizzarro la mansione appena eseguita.
Perché vigilare sulle fiamme di un tripode posto di fronte a una pesante porta chiusa?
Il servitore sapeva che nella stanza oltre quella soglia ardeva il fuoco nel caminetto, a conforto dello sventurato ferito che vi riposava.

Ma lasciare un braciere acceso nel bel mezzo di un corridoio deserto…
Scosse il capo, risalendo verso le cucine senza chiedersi altro, senza avvedersi dello scintillio che lampeggiava nelle ombre del sottoscala.
Seduto immobile, in quella nicchia scavata nel buio e nella pietra, il ragazzino respirava piano, stretto alla spada. I suoi occhi avevano lo stesso colore della lama, e come l’acciaio catturavano i bagliori delle fiamme.
Quegli occhi tempestosi, pieni di fuoco, non si distoglievano dalla porta chiusa di fronte a sé.
Giorni prima aveva gridato, pianto e combattuto, ma adesso non gli sembrava di possedere più voce.
Gonfia e livida, la gola gli doleva, e ancora si scopriva a sussultare, sopraffatto dalla sinistra sensazione di una morsa che lo strangolava.
Si portò d’istinto una mano al collo per esorcizzare quel cappio immaginario.
Sospirò, appoggiando la testa bionda contro il muro. I suoi occhi erano asciutti e tali restavano.
Delle lacrime che aveva versato non era rimasto che il sale sulle ferite della sua anima.
Ma combattere...
Il grigio dei suoi occhi si scurì fino ad assumere la sfumatura rocciosa del granito.
Combattere era l’unico desiderio gli fosse rimasto, un istinto rabbioso che gli bruciava nel petto, là dove giorni prima aveva battuto il suo cuore.
Strinse le dita intorno all’elsa, serrando forte le palpebre. Quando tornò a fissarsi sulla porta dell’infermeria, il suo sguardo era quello spaesato di un bambino.
Quanto restava del suo passato languiva febbricitante oltre quella soglia.
“Risparmiatelo, Signore. Lasciate che Benjamin viva!” supplicò.
Per rafforzare la sua preghiera, l’avrebbe accompagnata con un’offerta, ma ormai non possedeva più niente, oltre al mantello che indossava.

Quella cappa, adesso lacera e sporca, era stata un dono di sua madre.
Ne strinse i lembi e il calore della lana fine lo confortò come un abbraccio d’affetto.
Sfiorò con le dita il ricamo che trapuntava il tessuto: il leone dormiente del loro stemma araldico.
Rivide sua madre lavorare con ago e filo.
Rivide sua sorella sedere all’arcolaio.
Rivide sangue e fuoco, violenza e oltraggio, e l’odore della carne bruciata pervase la sua memoria.
Chiuse gli occhi incapace di respirare, costringendosi a inghiottire il flusso rancido che gli era salito in gola.
Scosso dai brividi si strinse alla spada, schiacciandosi contro la parete fredda del sottoscala.
Tremava come un cucciolo nascosto nella tana, eppure era ormai lontano da Kingsden, lontano dal castello della sua famiglia, dalla casa che il tradimento aveva insanguinato.
Si trovava a Deerstone, le cui mura si ergevano dal mare, battute da venti salmastri e violenti.
Era stato accolto e protetto e aveva visto la Dama che chiamavano strega prodigarsi di cure al capezzale di Benjamin.
La strega non aveva insistito perché le parlasse, né gli aveva imposto di allontanarsi dal sottoscala. Di volta in volta semplicemente si fermava a guardarlo con quei suoi occhi neri e bellissimi, poi raccoglieva le gonne, lasciandolo indisturbato alla sua veglia e al suo silenzio.
Il ragazzino scrollò la testa, posando la fronte contro il piatto della lama. Il freddo contatto con l’acciaio lo consolò, infondendogli quiete e coraggio.
Si portò una mano in tasca, tastando alla ricerca della pietra per l’affilatura, quando udì all’improvviso dei passi scendere lungo le scale.
Si tese, guardingo.
Non era l’andatura trafelata di un servo e neppure il passo leggero della Dama.
Era un calpestio dalla cadenza lenta e incerta, ma determinato a raggiungere il fondo gradino dopo gradino.

Il ragazzino rimase immobile, mentre una figura sconosciuta compariva nel cerchio di luce del braciere.
Era una creatura piccola e magra, con indosso una tunica di spessa lana marrone e babbucce dalla suola di legno. Sulla testolina completamente rasata si intravedeva la ricrescita di una peluria scura, simile al morbido piumaggio di un pulcino.
“Un bambino” pensò il ragazzino. Non doveva avere neppure cinque anni.
Il piccolo girò intorno curioso, ma fermò le sue piroette con un sobbalzo, scorgendolo all’ombra delle scale.
Vinta l’iniziale sorpresa, si avvicinò senza timore, scrutandolo attentamente con i suoi occhi grandi e neri, straordinariamente simili a quelli della Dama.
Il dito, che si teneva ficcato in bocca, donava una certa intensità alla sua aria pensierosa.
Infine le sue labbra si aprirono in un ampio sorriso che il ragazzino non ricambiò.
— Non ti ho mai visto a Deerstone; chi sei? — domandò.
Il cupo silenzio che ottenne in risposta non parve scoraggiarlo.
— Ho capito, stai giocando a nascondino! — esclamò, annuendo convinto. — Posso giocare anch’io? Non temere, non ti faccio scoprire! — si affrettò a promettergli.
Si sedette accanto a lui senza neppure contemplare l’eventualità di un rifiuto, guardandosi intorno con gli occhi sgranati, incantato dalla volta del sottoscala come se fosse stato l’antro delle fate.
— Hai avuto una bella idea a venire qui, però... Brrr! Sembra di stare all’aperto! — considerò, raggomitolandosi.
Il ragazzino lo guardò tremare di freddo. Tese un braccio, avvolgendolo nel suo mantello.
Con un sospiro di piacere, il bambino gli sorrise riconoscente.
Profumava di innocenza e caprifoglio.
— Grazie! Hai un mantello bellissimo, lo sai? È un leone, questo… Sembra che stia dormendo... Oh, ma ci sono strappi e macchie! Sei caduto? Ti sei fatto male?

Se poi mi dai il tuo mantello, chiedo a Marthe di farlo lavare e poi lo rammendiamo, e...
Il ragazzino reclinò la testa contro la parete, chiudendo gli occhi.
Il suo corpo era esausto e il suo spirito a pezzi.
Il cicaleccio del bambino continuava nel suo allegro tono infantile, cullandolo come una ninnananna.
Si addormentò senza accorgersene, pervaso da un sonno senza sogni e tanto profondo da privarlo di ogni coscienza.
Scesa a controllare il ferito affidato alle sue cure, la Dama di Deerstone tacque immobile di fronte a ciò che vide.
Nella penombra del sottoscala il ragazzino finalmente dormiva, con la testa bionda abbandonata nel grembo di sua figlia. Avvolta nel mantello dei Lionfield, Lianne gli accarezzava dolcemente i capelli.
— Piccola mia — la chiamò sottovoce, e la bambina si voltò verso di lei, portandosi l’indice alle labbra.
— Piano... sta dormendo. Non è bellissimo? Sembra un leoncino. Resterà qui con noi?
La donna si inginocchiò accanto a sua figlia, accarezzando con lo sguardo entrambi i fanciulli.
— No, Leannan — rispose, rendendo al suo nome l’antica purezza celtica che l’orgoglio normanno del suo amato sposo aveva voluto dissimulare.
La bimba si imbronciò, affondando con aria possessiva le piccole dita nei boccoli dorati del ragazzino.
— Devi lasciarlo andare, figlia mia. Il cucciolo deve crescere, diventare adulto e ruggire tutta la sua rabbia.
— E poi tornerà? — domandò la bambina con una nota accorata nella voce sottile.
La Dama trasse un respiro profondo, fissando lo sguardo nelle fiamme del braciere, smarrita in una lontananza che lei sola sapeva cogliere.
Si sfiorò con le dita il torq d’argento che portava al collo, l’unico monile in suo possesso che non fosse un dono del suo consorte e signore.
— Sì, Lianne. Un giorno tornerà.



Quì trovate la videointervista realizzata da Mondadori a Angela White

http://blog.librimondadori.it/blogs/iromanzi/2011/01/17/il-primo-romanzo-di-angela-white-il-castello-dei-sogni/

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